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A San Marino servono 42 milioni per mettersi al sicuro, il Psd: “E’ iniziata l’era del debito”

Il debito pubblico si attesta al 18% del Pil, cioé 250 milioni di euro, oltre 8 mila euro per ogni sammarinese 16/05/2012


Secondo il Fondo monetario servono 42 milioni, riforma Pa e fiscale ne garantiscono solo 18


Sedersi tutti a un tavolo per progettare la nuova San Marino. La exit strategy per il Titano passa necessariamente da un armistizio tra le forze politiche che possa permettere non solo di rilanciare l’economia reale, ma di ricollocare anche il sistema bancario-finanziario. Il Partito dei socialisti e dei democratici torna sull’impossibilita’, e l’incapacita’, di questa maggioranza a tirare fuori da sola il Paese dalle secche in cui si trova. Troppo seri, infatti, i dati che emergono dal report del Fondo monetario internazionale per pensare di farcela da soli. Negli ultimi quattro anni, ricorda il segretario del partito, Gerardo Giovagnoli, il gettito e’ crollato del 30%, cifra ricalcata dall’andamento dei settori manifatturiero e bancario, e nello stesso periodo la disoccupazione e’ quadruplicata. Per il 2012 si prevede un calo del Pil del 2%, mentre “6 banche nel 2011 hanno registrato 55 milioni di euro di perdita”. Ancora: la dipendenza dell’export dall’Italia e’ arrivata al 90%, mentre il debito pubblico si attesta al 18% del Pil, 250 milioni di euro, oltre 8 mila euro per ogni sammarinese. E se non si interviene salira’ al 27% entro il 2017. “E’ iniziata l’era del debito e serve una svolta”, sottolinea il numero uno di via Ordelaffi, certo della necessita’ di “pesanti sacrifici”. Le linee le ha dettate l’ordine del giorno condiviso in commissione Finanze, ma ora occorre entrare nel concreto. “Gli ultimi bombardamenti stanno finendo, ma ormai siamo quasi rasi al suolo”, aggiunge il consigliere Giuseppe Maria Morganti. Secondo il Fmi al Titano servono 42 milioni di euro, mentre riforma fiscale e della Pa ne garantiscono circa 18: all’appello ne mancano 24. Dunque servono altri “forti sacrifici”, anche perche’ “tutte le richieste di finanziamento all’esterno sono state respinte. Siamo isolati e non possiamo accedere a linee di credito”. Per il rilancio, tira le somme il capogruppo Claudio Felici, “la precondizione e’ la normalizzazione dei rapporti con l’Italia”, in modo che il Titano non sia piu’ considerato “nemico” della sua economia. Dunque occorre chiarire i temi dello scambio d’informazioni bancarie e dell’esterovestizione. Dopo di che’ occorre puntare sul settore manifatturiero, sul turismo e il commercio, assegnando allo stesso tempo una mission al sistema bancario: come dice il Fmi o si trovano nicchie di mercato, e un’idea potrebbero essere i fondi comuni a patto di garantire assoluta trasparenza e affidabilita’, altrimenti basteranno 4-5 banche e poche finanziarie per l’interno. Inoltre la Cassa di risparmio “deve redarre un business plan sostenibile”. Fondamentale anche il recupero di credibilita’, a livello politico, amministrativo e giuridico. Certo non fanno bene, chiosa Felici, fatti come quelli legati alla presenza sul Titano di Francesco Vallefuoco, che tra tentativi di scaricare le responsabilita’, creano “grande imbarazzo. Se non siamo in grado di gestire queste situazioni il destino di un protettorato si fa piu’ probabile”. Il Psd, conclude Felici, e’ pronto a fare la sua parte e e gli incontri con i partiti di maggioranza sono in corso, sia con Ap che con il Pdcs, anche se “il Patto non e’ capace di mettere in gioco il proprio profilo”.

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