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Le sezioni giovanili di Ap, Pdcs e Noi sammarinesi: la scelta andrebbe contro l’attuale percorso di trasparenza e legalità
Mentre i grandi si dividono, i piccoli si uniscono. E disegnano con una bomboletta spry il loro ‘no’ su quelle case che i ‘big’ della coalizione di governo vorrebbero intestare agli stranieri per dare ossigeno al settore immobiliare, attualmente in crisi nera. «Non consideriamo una valida proposta quella dell’alienazione degli immobili ai cittadini forensi», scrivono i giovani. Che, entrando nel dettaglio, bollano la proposta partorita della ‘loro’ maggioranza come «un ritorno a quel vecchio metodo di gestione politica, tipica degli ultimi 20 anni, non più rappresentativa di una Repubblica, come quella di San Marino, che ha intrapreso la via della trasparenza e della legalità ». Il colpo inferto a Luigi Mazza e soci, che hanno sostenuto la misura durante l’apertura dei lavori di martedì, è duro. I membri delle sezioni giovanili di Pdcs, Ap e Noi sammarinesi parlano infatti di un provvedimento che andrebbe a minare la ‘retta via’ imboccata dal Titano e di ‘toppe’ al sistema. Per poi applaudire a Maria Luisa Berti (Ns), Filippo Tamagnini (Pdcs) e Andrea Zafferani (Ap), che non hanno messo freno alla lingua quando è arrivato il momento di contestare i colleghi di maggioranza e mettere in discussione una scelta alla quale non credevano nemmeno un po’: «Il nostro sostegno - scrivono gli junior - va a tutti quei consiglieri coraggiosi che, attraverso la loro opera al servizio del bene comune, hanno portato al ritiro dell’ordine del giorno». Il tema ispira anche le penne dell’Upr: «La tutela del territorio - ricorda il partito di opposizione - è un valore che unisce fortemente la nostra comunità: il referendum del 2011 è solo un esempio recente». La sigla, che aveva annunciato battaglia alla vigilia della sessione consiliare, si dice quindi soddisfatta per il dietrofront del Patto su una misura che «avrebbe solo creato false aspettative e per questo si sarebbe dimostrato un vero buco nell’acqua». Il passo indietro, d’altronde, «era inevitabile», scrivono Giovanni Lonfernini e soci. «Si è trattato del classico copione già scritto che qualcuno ha cercato di evitare di recitare fino all’ultimo minuto». Nei confronti del quale la sconfitta era annunciata dai malumori esterni al Palazzo: «Si è trattato di un “mezzuccio” mal congegnato - analizza l’Upr - distante rispetto all’opinione pubblica». Festeggia il ritiro dell’ordine del giorno senza tuttavia gettare nel cestino l’idea di intestare gli immobili agli stranieri, invece, il Mics. Che si dice «favorevole a una liberalizzazione degli immobili ai forensi solo nel caso che vengano attuate leggi e controlli adeguati per evitare ulteriori infiltrazioni malavitose e la cittadinanza decida attraverso la forma della democrazia diretta le sorti del proprio futuro sovrano e territoriale». Il Mics chiede insomma un rederendum. E ricorda la delicatezza del settore immobiliare: «È ormai appurato dalla magistratura italiana che nel mondo dell’edilizia sammarinese è presente attivamente la malavita, che ha potuto riciclare, attraverso il “mattone”,parecchio denaro sporco. Ed è un dato purtroppo incontrovertibile e allarmante che a San Marino esistono migliaia di appartamenti e centri commerciali vuoti e capannoni industriali inutilizzati. L’eccessivo e sproporzionato numero di edifici invenduti o sfitti rispetto a quello degli abitanti e la conseguente crisi del settore edile e di tutta la sfera finanziaria ad esso collegata è un chiaro elemento che ci fa supporre che possa esistere un legame d’interessi tra la malavita, il mondo degli affari e presumibilmente una parte della politica».