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Con una situazione previdenziale in chiara difficoltà ed un progetto di legge in materia, pronto per essere presentato in prima lettura, l’Unione Artigiani e l’Unione Commercianti si sono incontrate per produrre una circostanziata analisi, partendo da aspetti matematici, di sostenibilità ed atteggiamenti pensati per un futuro, dove il soggetto contribuente possa essere visto nella pluralità di contributi che compongono una carriera lavorativa e non come mero soggetto appartenente ad un gruppo piuttosto che ad un altro.
Bisogna assolutamente pensare ad un futuro in cui a parità di reddito esistano parità di contribuzioni e, contestualmente, che a parità di età e carriera contributiva le opportunità di pensionamento siano identiche, a prescindere dall’aver partecipato ad un fondo piuttosto che ad un altro.
Aumentare il livello di età per raggiungere la pensione deve essere collegato strettamente ai percorsi quantitativi di carriera contributiva. In ogni caso – e sempre in equa applicazione ad ogni categoria – devono essere previste finestre di uscita a partire dai 60 anni per coloro che hanno maturato importanti periodi contributivi (minimo 40)
E se ad una certa età può essere concessa la pensione, questo deve prescindere dalla categoria di appartenenza, ma basarsi sulla lunghezza della carriera contributiva. Un eventuale innalzamento omogeneo dell’età minima deve comunque essere ragionato per coefficienti e non solo per età, in quanto l’aver totalizzato una lunghissima carriera lavorativa può essere un fattore oggettivo per definire usurante il percorso svolto.
Può essere comprensibile, se non addirittura giustificato e necessario, richiedere sforzi per sostenere il sistema pensionistico. Ma sempre con il concetto della equità evitando – come in passato già successo - che il contribuente faccia scelte in base alla convenienze dei fondi e non alla reale attività svolta.
Com.s U.N.A.S. ed U.S.C.