Roma - Il governo incassa la fiducia numero 33 e porta a casa anche la spending review. Il via libera definitivo della Camera, peraltro arrivato con soli 371 sì, è però stato segnato dalla rabbia del Pdl nei confronti del premier Mario Monti che al Wall Street Journal aveva parlato di uno spread a 1200 punti qualora Berlusconi fosse rimasto a Palazzo Chigi. Non c'è stato parlamentare del Pdl che non abbia stigmatizzato le parole del presidente del Consiglio, ventilando, in alcuni casi, rotture e crisi.
Anche il segretario Angelino Alfano, non c'è andato per il sottile: "Le parole di Monti sono politicamente insensate e scientificamente inspiegabili per un economista come lui: un'ipotetica della irrealta' che sorregge un giudizio politico irreale. Tutto questo per noi e'
inaccettabile. Se ci riesce, provi al piu presto a spiegarsi". Il Pdl ha messo in scena anche due scene dimostrative per protestare contro
l'affronto: ha mandato sotto il governo alla Camera su un ordine del giorno e fatto mancare il numero legale al Senato.
Palazzo Chigi ha prima seguito il profilo basso, minimizzando, spiegando che il premier si riferiva a una soglia, i 1200 punti, che rappresentavano "una proiezione degli effetti della speculazione sul nostro paese se non si fossero dati segni di discontinuita' con il passato". Poi Monti è dovuto uscire allo scoperto e ha chiamato telefonicamente Silvio Berlusconi. Il presidente del Consiglio di è detto "dispiaciuto" che "una banale e astratta estrapolazione di tendenza di valori dello spread, che era contenuta in un colloquio di ampio respiro con il Wsj, sia stata colta come una considerazione di carattere politico, il che non rientrava per nulla nelle sue intenzioni".
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