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In Spagna socialisti travolti; indignados ancora in piazza

Domani e domenica si vota in 17 regioni e nelle principali città. Inevitabile la sconfitta per il Psoe. Il premier Zapatero invoca il voto dei migranti residenti e delle donne. 23/05/2011

Le elezioni amministrative di domani in Spagna coinvolgeranno 13 regioni su 17 e le principali città del Paese. Le previsioni della vigilia e gli immancabili sondaggi vedono una vittoria netta del Partito Popolare (Pp) un po’ ovunque. A poco è servito l’annuncio della rinuncia a una terza candidatura di Zapatero, considerato il maggior responsabile della pessima situazione economica – il tasso di disoccupazione è passato negli ultimi quattro anni dal 8,4% al 21,3%, il secondo più alto nella zona euro, con un giovane su due a spasso – per evitare di dare al passaggio elettorale un valore politico nazionale. Il tragico terremoto della scorsa settimana nella città di Lorca ha smorzato solo momentaneamente i toni della campagna, segnata in generale più dalle accuse al nemico che dalla proposta di programmi. Il Pp cerca, soprattutto ad opera del suo segretario Mariano Rajoy, di offrire un profilo moderato, per catturare l’elettorato di centro – non a caso lo slogan scelto per la campagna è centrados en tí, (concentrati su di te) - e quello scontento del Psoe, battendo forte sulla situazione economica che ha lasciato più di un milione di famiglie a dipendere solo dal sussidio di disoccupazione.

Nonostante il suo sforzo però, non riesce a controllare per intero la destra del partito, guidata da Aznar. Il candidato sindaco a Barcellona, ad esempio, ha dichiarato che gli immigrati hanno reintrodotto in Catalogna malattie ormai debellate. Zapatero non si è fatto scappare questa occasione, ed ha paragonato il Pp alla destre xenofobe d’Europa, come quella finlandese. Ha risuscitato il suo cavallo di battaglia della difesa delle politiche sociali, dei servizi pubblici contro le privatizzazioni (e dei diritti civili acquisiti durante il suo primo mandato), a rischio con un’eventuale vittoria del Pp, per mobilitare l’elettorato. Ha fatto appello agli emigrati (che possono votare) e al voto rosa. La corruzione nelle file di un Pp pieno di candidati sotto processo non è stata invece eccessivamente evocata, visto che non sembra intaccare i candidati coinvolti (cosa che succede invece quando lo sono membri del Psoe). Entrambi i partiti maggiori, per calcolo elettorale, tacciono sui tagli che inevitabilmente spettano i vincitori, per i quali, come ha scritto El País, verranno tempi di lacrime, sangue e sudore, visto che il debito delle regioni è raddoppiato negli ultimi quattro anni. Il Pp però un nemico l’ha già individuato: l’amministrazione pubblica, “sprecona”, dove tagliare tanti posti “superflui”. Queste elezioni segnano anche la riapparizione (non senza polemiche), della sinistra indipendendista basca. La partecipazione di Bildu, l’ultima di queste formazioni, è stata invece consentita dal Tribunale Costituzionale dopo che i suoi membri hanno rigettato la violenza e ribadito la loro lontananza dal gruppo terroristico iralandese dell’Eta, al quale in passato venivano equiparati.

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