ROMA - "Per coloro i quali si ponessero solo ora davanti ai diffusori", questa frase non significherà nulla. Perché oggi i diffusori sono dolby surround, e l'affanno di Totti ti arriva alle spalle, tu steso sul divano con la frittata di cipolle, e lui lì a faticare come un matto, magari in 3D. Ma chi ha visto il pallone con le orecchie, chi ha passato la domenica pomeriggio (e solo la domenica pomeriggio) attaccato ad una radiolina, dando forma immaginaria ai racconti di "Tutto il Calcio minuto per minuto", oggi piange un po'. Perché se n'è andato Alfredo Provenzali, che proprio oggi avrebbe compiuto 78 anni. La voce tra le voci, entrato nel gruppo di "Tutto il calcio" nel 1966 e passato poi alla conduzione nel 1992. Ce li ricordiamo tutti, perché era/è la nostra squadra del cuore: Ameri, Ciotti, Martellini, Luzzi, Viola, Boscione, Dalla Noce, Ferretti, Gentili, e poi ancora Raffa, Cucchi, Dotto, Corsini...
Un teatro della domenica, un rito pagano che spaccava il pomeriggio italiano e svuotava le strade, con la gente assopita sul divano a lasciarsi affabulare con gli occhi socchiusi. Un solo orario. Figurarsi che agli albori il racconto partiva dal secondo tempo, per lasciare ai tifosi la decisione lastminute: su, andiamo allo stadio! Quello sì che era sacro. Se avessero proposto, allora, di infilare una partita a mezzogiorno per ingraziarsi il palinsesto cinese, sarebbe stata rivoluzione. E invece la tv ha usato il guanto di cashmere, si è infiltrata ed è diventata un'abitudine totalizzante: diretta gol, Sky, il digitale terrestre, anticipi e posticipi, le telecamere negli spogliatoi, i "bordocampisti"...
Quello era un altro gioco, fatto di invenzioni senza urla. Se non c'era vento la "ventilazione era inapprezzabile", se il Catania andava in vantaggio sull'Inter era "clamoroso al Cibali". Ciotti indossava colletti altissimi ma non aveva ancora la voce grattugiata dalle 14 ore di diretta filata delle Olimpiadi di Città del Messico del 1968, che poi ne avrebbe fatto carne da macello degli imitatori. Il 17esimo minuto non esisteva: diventava "il minuto che intercorre fra il sedicesimo e il diciottesimo". Si prendeva la linea con garbo ("vogliate scusare, all'undecimo si è portata in vantaggio la Spal") o con veemenza ("Scusa Ameri, ma ti devo interrompere"). Erano tempi strani quelli, con gli "spalti gremiti ai limiti della capienza", altro che crisi. Il portiere parava, o tutt'al più "abbrancava in presa e si accingeva al rinvio", e la diagonale era solo una roba geometrica, semplicemente "si retrocedeva a protezione dei 16 metri". Oggi i bagliori dell'HD hanno costretto "Tutto il calcio" a organo d'informazione dei tifosi in transito, gli automobilisti che ancora non guidano guardandosi gli highlights sull'Iphone. Ma la memoria resta, come la cultura, il garbo, i toni. Il calcio raccontato dal maestro Provenzali, uno che diceva di vivere "in una libreria con un letto, un cucinino e un bagno".
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