di Luca Alberto Montanari
SERRAVALLE – Dopo due anni e altrettante beffe, alle 22.48 la maledizione evapora all’improvviso: Stefano Ceci alza le mani al cielo, viene investito da un paio di gavettoni e con un abbraccio tentacolare festeggia con i suoi collaboratori prima di essere inghiottito dalla marea biancazzurra. Il Tre Penne è ufficialmente campione di San Marino e chiude così un cerchio pieno di amarezze (in campionato) con un successo che spalanca la porta della Champions League a una squadra solida e sorniona, esperta e piena di qualità. Applausi al Tre Penne, ma guai a dimenticare i vinti. Perché ieri sera la Libertas avrebbe meritato di più e se davanti avesse avuto più mira e più forza avrebbe vinto, dato che le occasioni migliori le hanno avute i ragazzi vestiti di granata, alla fine distrutti ma applauditi dai tifosi presenti sulle calde tribune di Serravalle (800 spettatori circa). Come da copione, il Lato A della finalissima è bloccato e soprattutto elettrico con parecchie storie tese a metà campo contenute a gran fatica dall’arbitro Casanova, a volte troppo permissivo. La Libertas propone il consueto 4-4-2, anche se Rocchi alza subito bandiera bianca per infortunio e dalla panchina si alza Polidori, che prova a lasciare il segno con un paio di discrete sgommate. Dall’altra parte il Tre Penne sceglie il tridente e consegna le chiavi della squadra nelle mani dell’esperto Cardini, vigile urbano nel traffico di centrocampo. Le due squadre si annusano con sospetto e soprattutto paura e la sensazione è che, innanzitutto, sia meglio non prenderle per evitare guai. Il primo brivido (ma veramente marginale) lo firma proprio cardini, che al minuto 8 inaugura la collezione (modesta) dei tiri con una punizione dai 25 metri che Aldo Simoncini para con la sigaretta in bocca. Il Tre Penne prova a impadronirsi del copione del match, ma in realtà non ci riesce quasi mai a causa delle numerose interruzioni per scaramucce o falli tattici. Nel finale di frazione, però, cresce la Libertas che nel giro di dieci minuti sfiora per due volte il gol. Nulla di clamoroso, ma almeno qualcosa succede. Tipo al 31’, quando su una corta respinta del veteranissimo D’Orsi la palla arriva al limite sul destro di Polidori: destro al volo dell’esterno e palla fuori non di molto. E’ la prima fiammata di una partita piuttosto brutta, che ha un sussulto al 41’, quando Morelli prova a sorprendere Macaluso su punizione, ma il portiere mette in angolo. Sulla battuta dalla bandierina si ripete il duello: stavolta Macaluso rischia la figuraccia con la palla di Morelli che schizza sulla traversa ed esce. Fine delle emozioni e intervallo. Inizio di ripresa ugualmente soporifero, con il Tre Penne che prova a ruminare qualcosa di interessante lasciando però alcune praterie interessanti alla Libertas. Al 52’, su un lungo lancio dalle retrovie di Davide Simoncini, la difesa biancazzurra si apre: Zennaro brucia D’Orsi, guadagna due metri, entra in area ma calcia malissimo e Macaluso si salva a terra. Azione quasi identica al quarto d’ora: stavolta è De Luigi a liberarsi (fallosamente) e ad entrare in area, ma anche stavolta la mozzarella che si sgancia dal piede sinistro dell’attaccante è una libidine per Macaluso. Il Tre Penne risponde con l’ottima discesa di Chiaruzzi: il centrocampista chiede e ottiene l’uno-due al limite ma nel cuore dell’area viene murato da un attento Aldo Simoncini. L’equilibrio non si spezza e i supplementari incombono. Ma al minuto 79’ cambia improvvisamente la storia della partita. Succede tutto casualmente: Cardini calcia di sinistro dai 25 metri, il tiro del regista diventa un assist involontario per Valli, che a centro area è solissimo e fulmina con freddezza Simoncini. La Libertas protesta, ma l’attaccante è tenuto in gioco da Angeli, che si addormenta e regala il gol-vittoria al Tre Penne. I granata provano la carta Fantini, ma ormai è tardi: Morelli su punizione e la preghiera di Facondini escono di un soffio e lasciano con l’amaro in bocca la Libertas, mentre sull’altra panchina c’è già lo spumante in ghiaccio. Che viene stappato alle 22.48, l’orario che scaccia la maledizione.
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